giovedì 23 aprile 2009

FRANCIA - la rivolta delle donne

Su segnalazione di Daniela Rossi pubblichiamo questo articolo apparso sul La Repubblica del 14 aprile 2009 a firma di Anais Ginori. Quest’iniziativa di un gruppo di ragazze di Rennes (Francia), nata a seguito di uno stupro quattro anni fa, a danni di una dodicenne che “vestiva sexy”, può essere lo spunto da cui partire per un interessante dibattito. Cosa ne pensate?
Francia, la rivolta delle gonne. Così sfidiamo le violenze.
RENNES - Nella città delle gonne le ragazze non partono per le vacanze. Aspettano sedute ad un tavolino nella piazza principale della Rennes vecchia. E vestono come ogni giorno, l’orgoglio è qualcosa che si può indossare anche a Pasqua.
Olivia è spavalda, è lei la più militante del gruppo. Abito bianco cortissimo con cinturone raso-vita, calze velate e ballerine con piccolo tacco. “Certo, i maschi mi dicono pétasse, zoccola. Ma sinceramente me ne frego”. Sotto alla minigonna Lisa porta invece dei pantacollant neri che coprono le gambe fino agli stivaletti. “E’ solo per potermi sedere come meglio mi pare. E poi se c’è un colpo di vento… No, così è davvero più comodo”.
Cominciò come una piccola protesta, un gesto spontaneo di sdegno organizzato da alcune compagne di classe. In un istituto agricolo del paesino di Vitré, a quaranta chilometri dalla capitale della Bretagna, una dodicenne “che vestiva sexy” viene stuprata da due suoi coetanei. Quando la notizia si diffonde, alla campanella delle 8 si presentano decine di ragazze che indossano una gonna. A fiori, svolazzante, mini, in jeans. Quattro anni dopo, la protesta silenziosa è diventata un film, un documentario, un progetto discusso in tutta la Francia, oggetto di decine di tentativi di imitazione.
Adesso è diventata una cosa quasi istituzionale, la “Primavera della gonna e del rispetto”, e già dal titolo si capisce che il capo vestiario è un pretesto per parlare d’altro. Di tolleranza e pregiudizi sessuali, di violenza, non solo fisica ma verbale, di autodeterminazione del proprio corpo. Forse non è un caso che le irriducibili della minigonna - o della sua libera interpretazione - abbiano avuto la loro illuminazione in un liceo intitolato a Giovanna d’Arco. A ogni epoca il suo simbolo. Per due settimane, le alunne sono invitate a venire in classe vestite come donne, abbandonando per una volta la divisa d’ordinanza pantaloni-felpa - scarpe da ginnastica.
“L’abbigliamento unisex che occulta le differenze” precisa Thomas Guiheneuc, il promotore del progetto. In questa vecchia scuola di inizio secolo si discute molto di quanto lungo debba essere l’orlo, che calze o scarpe indossare, se occorra esibire anche una profonda scollatura. Tutti insieme, maschi e femmine. Non si tratta di amene chiacchiere fra adolescenti, ma di educazione civica. Le discussioni si svolgono in classe nel normale orario di lezione, mettendo a confronto ragazze e ragazzi, e con la partecipazione dei professori che portano materiali didattici per orientare meglio il dibattito. “La gonna è un elemento che scardina il gruppo e fa uscire allo scoperto le discriminazioni”.
Il moto spontaneo di quattro anni fa si è velocemente esteso ad altre scuole - oggi sono una trentina, con oltre ottomila giovani coinvolti - e dopo l’estate conquisterà altre regioni. Il gioco-provocazione dell’associazione bretone ha fatto proseliti in una prigione femminile e in due agenzie di collocamento di Rennes.
A celebrare le giovani neofemministe con la gonna quest’anno è arrivato anche un film, “La Journée de la Jupe”, con Isabelle Adjani nei panni di un’insegnante di banlieue che prende in ostaggio i suoi alunni e chiede come riscatto al governo una giornata della gonna, affinché le ragazze “non vengano trattate come puttane quando la indossano”. “Nei licei di banlieue - ha raccontato l’attrice - i pantaloni sono usati dalle ragazze come un’armatura, come un velo per coprirsi”. Nel paese che ha sdoganato i calzoni al femminile, grazie alla stilista Coco Chanel, la gonna è diventata invece un tabù tra molte giovani.
Pare impossibile, ma è così. “Portarla può apparire un gesto insignificante. E’ invece un potente rivelatore dei rapporti sociali tra maschi e femmine, e tra le stesse femmine” spiega il sociologo Philippe Liotard, venuto da Lione apposta per studiare il “caso” del liceo di Rennes.
Quando Guiheneuc parlò in classe dello stupro di Vitré, si rese conto che tra gli alunni c’era chi cercava giustificazioni ignobili, “ah, ma aveva la gonna, era una pétasse”. “Senza scardinare questi pregiudizi non si potrà mai affrontare pienamente il tema della violenza nelle scuole” spiega il giovane psicologo. In classe mostra l’immagine di un giovane circondato da tre ragazze. “E se fosse il contrario, cosa pensereste?” chiede.
“Se è un maschio, è un figo. Se è una femmina, è una prostituta” risponde Lisa che al tema ha dedicato una sua poesia che comincia così: “Tollerare non è complicato, smettiamo questi fottuti pregiudizi”.
Donne non si nasce, si diventa, sosteneva Simone de Beauvoir. L’infermiera del liceo di Rennes, Béatrice Moreau, ha visto molte ragazze subire quelle che definisce “violenze consensuali”.
“Vorrebbero dire di no, ma non ne hanno il coraggio”. Nella banlieue parigina è nata qualche anno fa l’associazione “Ni putes, ni soumises”, che voleva appunto combattere una dicotomia per certi versi eterna: o prostitute o sottomesse. “L’obiettivo è rompere l’omertà, riuscire a far parlare la ‘maggioranza silenziosa’” spiega Thomas Guiheneuc. Ecco dunque perché la gonna, che potrebbe essere anche una scarpa con i tacchi, una scollatura o il rossetto. “Spesso i maschi sono sollevati nel vedere le ragazze “al femminile”. Il modello del maschio ultra-virile è pesante anche per loro”. In questo angolo di Bretagna sono convinti che “l’orgoglio della gonna” potrebbe essere replicato anche tra gli adulti. “Un uomo deve farsi rispettare - conclude Guiheneuc - ma una donna deve innanzitutto imparare a rispettare se stessa. Purtroppo questo non è ancora così scontato”. Ma donne, prima o poi, si diventa.
fonte: La Repubblica - repubblica.it

venerdì 17 aprile 2009

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staffetta contro la violenza sulle donne - di Paola Lanzon

La UISP FAENZA IMOLA HA ADERITO E PARTECIPERà ALLA STAFFETTA CONTRO LA VIOLENZA ALLE DONNE ORGANIZZATA DALL'UDI.
cOME SAPRETE LA uisp DA ANNI SI OCCUPA E APPROFONDISCE I TEMI DEI DIRITTI DELLE DONNE E DELLA VIOLENZA.
QUESTA INIZIATIVA DELL'UDI HA SUBITO TROVATO LA DISPONIBILITà CONVINTA DELLA UISP CHE FARA', QUINDI, IL POSSIBILE PER ORGANIZZARLA AL MEGLIO E PER PROMUOVERLA TRA I PROPRI SOCI.
INVITIAMO TUTTI, UOMINI E DONNE, A PARTECIPARE. lA VIOLENZA è SEMPRE UN PROBLEMA GRAVE E LA VIOLENZA ALLE DONNE, SOPRATTUTO IN AMBIENTE DOMESTICO, è UN FENOMENO INSOPPORTABILE ANCORA VIVO NELLE NOSTRE CASE E NELLE NOSTRE CITTA'.
ESSERE PRESENTI AD UNA INIZIATIVA DI QUESTO TIPO NON RISOLVE CERTO IL PROBLEMA, MA è INSIEME TESTIMONIANZA E DENUNCIA DI UNA REALTA' CHE A VOLTE FACCIAMO FATICA A RICONOSCERE PERCHE'LA VIOLENZA SULLE DONNE, SOPRATTUTTO IN FAMIGLIA, VIENE VISSUTA ANCORA COME UN PROBLEMA PRIVATO.
NOI PENSIAMO CHE NON DEBBA ESSERE COSI'.
lA VIOLENZA VA SEMPRE COMBATTUTA E DENUNCIATA.
VI ASPETTIAMO, QUINDI, ARMATI SOLO DI BICICLETTA, SABATO 2 MAGGIO ALLE ORE 14,30 IN VIA......
PAOLA LANZON

In piazza contro la violenza sulle donne in attesa della staffetta in arrivo ad Imola

La staffetta di donne contro la violenza arriverà ad Imola il 30 aprile 2009 alle 15,30. L’anfora, materiale testimone della staffetta, sarà consegnata alle donne di Imola dalle donne dell’UDI di Bologna.
Aspettando il 30 aprile sabato 18 l’UDI di Imola sarà in piazza dalle 9,30 alle 12,30 con un banchetto per sensibilizzare le persone sul tema e promuovere l’iniziativa. Un volantino in distribuzione spiega le motivazioni che hanno indotto l’UDI nazionale ad organizzare la staffetta partita da Niscemi (Sicilia) il 25 novembre scorso e che sta attraversando l’Italia fino ad approdare a Brescia il 25 novembre prossimo. Nel volantino anche uno spazio bianco nel quale chiunque potrà scrivere pensieri, testimonianze, opinioni sul tema della violenza sulle donne e sul femminicidio che potranno essere inseriti nell’anfora durante la sua presenza ad Imola, come forma di partecipazione e di rottura del silenzio. Presso il banchetto è possibile aderire firmando il format di adesione.
Alla staffetta hanno aderito a livello locale l’Associazione “La Cicoria”, il centro interculturale “Trama di Terre”, il coordinamento donne CGIL, il coordinamento donne SPI-CGIL, il coordinamento donne UISP, Amnesty International e numerose donne che hanno inviato la loro adesione a titolo individuale fra le quali l’Assessore alle Pari Opportunità del Comune di Imola, la sindaco di Borgo Tossignano, la Presidente dell’ASP e alcune Consigliere comunali dei Comuni del Circondario e altre sensibili al problema.
Per i giorni in cui la staffetta sarà ad Imola, si stanno organizzando, ad opera del comitato locale alcune iniziative pubbliche fra cui una biciclettata il pomeriggio di sabato 2 maggio che si svolgerà per le strade cittadine. Durante la sua permanenza, l’anfora, simbolo della staffetta avrà la sua residenza presso “Trama di Terre”.
L’adesione alla staffetta di donne contro la violenza inoltre può essere comunicata ad una delle Associazioni aderenti o inviando una mail a udimola@gmail.it.
Imola, 16 aprile 2009

giovedì 16 aprile 2009

LA VIOLENZA - di Paola Lanzon

Non c’è dubbio che non basta ignorare le cose perché queste non accadano.
La violenza esiste, è un elemento forte e presente nella nostra società, come lo è sempre stata dai tempi dei tempi.
La storia ci racconta di una violenza evidente, quella fisica, delle armi, i soldati contro i Pellerossa, le Crociate, le varie guerre che abbiamo studiato sui libri di storia o visto nei film.
Ma non ci riguardano,pensiamo, fanno parte di altre epoche; ormai quelle cose non accadono più.
Si fa fatica , in effetti a realizzare veramente, che mentre noi conduciamo la nostra vita , tesa a risolvere problemi domestici e quotidiani, il lavoro, il rapporto con il partner, le lavatrici, i figli, il traffico,la politica, ci siano altre parti di questo nostro strano mondo ancora in pieno medio evo.
Un medioevo in cui un pezzo di umanità è costretta a vivere, sempre che quella si chiami vita, solo per interessi economici, oltranzismo religioso, egoismo e indifferenza vera delle nazioni evolute,.
La gente muore e noi facciamo i summit, cerchiamo mediazioni sulle frasi e sulle parole; mentre noi parliamo muoiono esseri umani e quelli che sopravvivono sono figli di quella cultura violenta, dove prevale la forza fisica: le armi sugli uomini, gli uomini sulle donne, sui bambini, sui diversi. i gruppi sui singoli, i ricchi sui poveri.

Tutto ciò lontano da noi. Ci sarà immagino una parte del nostro cervello che ci “aiuta” a tenere tutto questo lontano, non fosse altro per il senso di impotenza drammatico che invade anche coloro che non si sentono complici di questo paradosso.

Vivere cercando di capire e di essere consapevoli è un bel compito. Forse è un buona ragione per cui vale la pena di invecchiare.

E’ necessario difendersi. Per difendersi è necessario essere consapevoli del pericolo: regola numero 1.
Un ospedale costruito su un terreno sabbioso e su una faglia, in zona 2, è un ospedale costruito da uomini che hanno deciso di non difendere gli abitanti di quella comunità. Il pericolo insegue chi lo invita, a volte.

Per le donne, invece, non è proprio così. La violenza sulle donne non ha epoca, è attuale e si declina in forme in parte diverse a seconda delle zone del mondo e delle sottoculture dominanti.
Ed e sempre la violenza dell’uomo sulla donna. La donna è oggetto di violenza in quanto donna, indipendentemente da quello che fa.

Le donne sono oggetto di violenze inaudite anche nella civilissima Europa e nella evoluta Italia; assume le forme più diverse: dalla violenza fisica, la più classica, alle percosse fino allo stupro, la violenza psicologica, le minacce, la violenza economica, che passa dalla richiesta di firma al momento dell’assunzione delle dimissioni in bianco nel caso in cui la donna rimanga incinta, a stipendi più bassi dei colleghi uomini a parità di ruolo, ai ricatti di tipo sessuale per lavorare.

Un corso di autodifesa, realizzato da una associazione di promozione sociale come la UISP, deve servire prima di tutto alle donne per rinforzare il proprio essere genere femminile in questo contesto sociale.
Deve passare dalla consapevolezza dei propri diritti, diritti che vengono protetti e sostenuti da una rete di soggetti , tra cui anche la UISP, che da sempre fanno della difesa dei diritti la loro missione principale, anche attraverso lo sport.

Questo ultimo corso nato a Imola è organizzato dalla UISP e dalla CIGL non a caso da due soggetti che si occupano di diritti dal momento della loro costituzione.
Il diritto è una parola circolare, è parte di una cultura circolare che raccoglie, rotolando tutti quei diritti primari che da sempre sono parte di una stessa trama.
E infine il corpo.
Il primo oggetto, non l’unico, della violenza sulle donne è il corpo.
Obiettivo del corso è anche quello di parlare del nostro corpo, con consapevolezza e correttezza, sciogliendo i tanti luoghi comuni sul corpo e sulle caratteristiche fisiche del corpo delle donne che la cultura predominante ci ha inculcato come fossero veri.

Paola Lanzon

sabato 4 aprile 2009

LA UISP CONTRO LA VIOLENZA SULLE DONNE!

La UISP Imola Faenza organizza un corso teorico - pratico con esperti per analizzare e prevenire il tema della violenza, soprattutto la violenza sulle donne. L'obiettivo è contrastare in maniera corretta il fenomeno della violenza, fenomeno prevalentemente culturale. Le donne sono vittime di una cultura vecchia di secoli e l'unico strumento veramente efficace per contrastarla è l'affermarsi di una cultura diversa, fatta di consapevolezza e conoscenza. Per questo motivo il corso organizzato dalla UISP è teorico - pratico. La teoria si svolge in 11 lezioni con l'intervento di psicologi, delle forze dell'ordine, di legali e dei rappresentsanti dei centri antiviolenza del territorio. La pratica si svolge in 9 lezioni di karate e ha come obiettivo dichiarato di far riscoprire alle donne il corretto rapporto con il proprio corpo e le proprie potenzialità. Questo blog è un modo per confrontarsi, condividere opinioni su questo tema delicato. E' quindi uno strumento al servizio di tutte voi, un canale di discussione e confronto. Vi aspettiamo

giovedì 2 aprile 2009

Nasce il blog della UISP Imola Faenza

Oggi 02/04/09 nasce il blog della UISP Imola Faenza.
Seguiteci, a breve inizieremo a discutere della attività della UISP Imola Faenza.