lunedì 7 febbraio 2011

Le donne, lo sport e Mister B.



Ma non lo sapevate che...?
Paola Lanzon responsabile Nazionale Coordinamento Donne Uisp


Dire a grazie a Berlusconi: mai.- ma devo riconoscere che grazie alle note vicende del bunga bunga
e via discorrendo,( tutte da dimostrare, ovviamente), Mister B. ha aiutato a rendere evidente ciò che
molte di noi denunciano ormai da troppo tempo : le degenerazione del sistema culturale, politico,
etico che pervade l'intera nostra società. La dignità e i diritti delle donne sono da sempre un indice
infallibile che misura il livello di civiltà di un gruppo sociale.

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Dignità e diritti delle donne: anche l'Uisp aderisce alla protesta


Il Coordinamento nazionale Donne Uisp aderisce convintamente alla mobilitazione del 13 febbraio "Se non ora, quando?", promossa in tutta Italia dalle donne.

Paola Lanzon, responsabile del Coordinamento e Filippo Fossati, presidente nazionale Uisp, invitano uomini e donne a fare squadra: "Rivolgiamo un invito a tutte e a tutti i dirigenti dei nostri Comitati e delle società sportive, alle atleti/i e alle sportive/i a mobilitarsi il prossimo 13 febbraio. La dignità delle donne è un pilastro della democrazia, fondata sulla Costituzione. E’ un elemento di civiltà, conquistato in tanti anni di impegno politico e culturale, che ha visto insieme donne e uomini in una battaglia di civiltà. Una comunità in cui le donne sono libere e rispettate è una comunità complessivamente più ricca e felice per tutti. L’Uisp ha una storia di conquiste sul terreno dei diritti che si è intrecciata strettamente con il progresso civile del nostro Paese: dobbiamo essere presenti anche ora, anzi ora come non mai, in un momento delicato per la politica italiana, in cui è chiara la necessità di una scelta netta di tipo culturale. E' necessario un risveglio civile; è necessario uscire di casa , anche solo per un giorno, per manifestare la propria presenza; il silenzio non ha portato in questi ultimi anno grandi risultati. L’Uisp è cittadinanza attiva per i diritti di tutti. Noi ci saremo”.

(pubblicato il 06/02/2011)

lunedì 16 novembre 2009

“IL CORPO DELLE DONNE”


UDI Imola, Trama di Terre, Coord. Donne CGIL, Ass.ne La Cicoria, Coord. Donne UISP Imola
presentano la proiezione del doc Il Corpo delle donne di Lorella Zanardo

Un pomeriggio d’inverno Lorella e Marco iniziano a discutere sulle donne, di come sia possibile che le donne vengano considerate così poco nella società. Marco vede nelle immagini televisive una fortissima influenza, Lorella si ribella a questa banalità. Sostiene che la TV esiste da 50 anni e che ormai il pubblico è adulto e responsabile. Si lanciano una sfida per scoprire se la televisione effettivamente abbia una sua responsabilità. Se la televisione è un mezzo di comunicazione di massa, quale immaginario proietta? Quale modello propone? Quale sapere ci presenta?
Così parte l’indagine, un viaggio attraverso le immagini televisive che ogni giorno vediamo nel nostro televisore.
Il documentario “IL CORPO DELLE DONNE” mostra come la tv italiana pubblica e privata utilizzi il corpo delle donne: ne emerge uno spaccato rivoltante, dove giovani corpi sono esposti come fenomeni da baraccone, umiliati ed esposti in modo osceno. Sul blog si è molto discusso su “cosa fare”.
· Alcuni propongono di spegnere la tv: decisione condivisibile ma elitaria, 80% di chi guarda la tv ha la tv come unico mezzo di informazione, che alternativa proponiamo loro?
· Ci sarebbe la politica: in un Paese democratico e funzionante la TV dovrebbe rispettare i cittadini,cosa che non accade oggi in Italia visto che l’articolo 3 della Costituzione prevede rispetto per tutti, anche per le donne; non si vedono però in giro politici in grado di rappresentarci.
· Altri propongono di manifestare: su questa ipotesi sarebbe interessante avviare un dibattito, ha ancora senso e peso scendere in piazza oggi? E dopo avere manifestato, che accade? Parliamone.
Mentre ragioniamo, molti di voi ci ricordano che intanto la tv incalza e ricomincia a proporre oscenità varie, bambine nello spot di miss Italia, veline sempre mute e spogliate, tronisti sul piede di guerra, ecc…
Tra poco tra l’altro inizierà l’autunno e i ragazzi e le ragazze ricominceranno a guardare la tv per parecchie ore al giorno. Le conseguenze sono ormai note: disturbi dell’attenzione, precocizzazione sessuale per eccesso di sollecitazioni del sistema psicoendocrino, ansia da prestazione elevata tra gli adolescenti, immaginario erotico devastato dalle immagini porno.
C’è da fare, titolavamo ieri
Sarà presente la regista Lorella Zanardi

http://www.facebook.com/event.php?eid=195027460497

CALCIO UISP - UN GESTO ESEMPLARE DI FAIR PLAY


Volevo, a distanza di oltre un anno, riportare alla memoria di tutti gli sportivi un fatto di cronaca sportiva rilevante successo in un campo di calcio amatoriale UISP Bassa Romagna - Imola Faenza. In una partita del campionato UISP della scorsa stagione che vedeva di fronte la squadra faentina "Dinamo International" composta quasi interamente da extra comunitari e la "Pol. Maiano" di Lugo. In un azione dopo uno scontro di gioco un giocatore della Dinamo rimane a terra infortunato, tutti i componenti della squadra ospite Pol. Maiano si fermano per dar modo ai soccorsi di internevenire. Chi invece non si accorge di nulla sono gli attacanti della Dinamo International che approfittando della distrane dei difensori siglano il goal del vantaggio. Immediate e capibili le proteste dei giocatori e dei dirigenti della compagine lughese, ma al calcio di ripresa del gioco da metà campo i ragazzi extracomunitari chiamano continuamente la palla ai ragazzi della Pol. Maiano, una volta recuparata danno inizio ad una serie di passaggi verso la loro porta fino a siglare un'autorete e mettere i conti dei gol alla pari. Un gesto di incredibile fari play da parte dei ragazzi della Dinamo che si sono meritati gli applausi da parte di tutti i partecipanti della partita, dai giocatori avversari ai spettaotri ai dirigenti. Alla fine della partita l'ha spuntata il Maiano ma nessuna classifica o punteggio supererà questa vittoria dello sport. E il fatto che il gesto arrivi dal calcio ci lascia un briciolo di fiducia ancora in questo sport colpito negli ultimi anni da troppi scandali. La Dinamo Int. ha ricevuto il premio del Panathlon come gesto fair play dell'anno 2008 il 25 settembre scorso.

giovedì 23 aprile 2009

FRANCIA - la rivolta delle donne

Su segnalazione di Daniela Rossi pubblichiamo questo articolo apparso sul La Repubblica del 14 aprile 2009 a firma di Anais Ginori. Quest’iniziativa di un gruppo di ragazze di Rennes (Francia), nata a seguito di uno stupro quattro anni fa, a danni di una dodicenne che “vestiva sexy”, può essere lo spunto da cui partire per un interessante dibattito. Cosa ne pensate?
Francia, la rivolta delle gonne. Così sfidiamo le violenze.
RENNES - Nella città delle gonne le ragazze non partono per le vacanze. Aspettano sedute ad un tavolino nella piazza principale della Rennes vecchia. E vestono come ogni giorno, l’orgoglio è qualcosa che si può indossare anche a Pasqua.
Olivia è spavalda, è lei la più militante del gruppo. Abito bianco cortissimo con cinturone raso-vita, calze velate e ballerine con piccolo tacco. “Certo, i maschi mi dicono pétasse, zoccola. Ma sinceramente me ne frego”. Sotto alla minigonna Lisa porta invece dei pantacollant neri che coprono le gambe fino agli stivaletti. “E’ solo per potermi sedere come meglio mi pare. E poi se c’è un colpo di vento… No, così è davvero più comodo”.
Cominciò come una piccola protesta, un gesto spontaneo di sdegno organizzato da alcune compagne di classe. In un istituto agricolo del paesino di Vitré, a quaranta chilometri dalla capitale della Bretagna, una dodicenne “che vestiva sexy” viene stuprata da due suoi coetanei. Quando la notizia si diffonde, alla campanella delle 8 si presentano decine di ragazze che indossano una gonna. A fiori, svolazzante, mini, in jeans. Quattro anni dopo, la protesta silenziosa è diventata un film, un documentario, un progetto discusso in tutta la Francia, oggetto di decine di tentativi di imitazione.
Adesso è diventata una cosa quasi istituzionale, la “Primavera della gonna e del rispetto”, e già dal titolo si capisce che il capo vestiario è un pretesto per parlare d’altro. Di tolleranza e pregiudizi sessuali, di violenza, non solo fisica ma verbale, di autodeterminazione del proprio corpo. Forse non è un caso che le irriducibili della minigonna - o della sua libera interpretazione - abbiano avuto la loro illuminazione in un liceo intitolato a Giovanna d’Arco. A ogni epoca il suo simbolo. Per due settimane, le alunne sono invitate a venire in classe vestite come donne, abbandonando per una volta la divisa d’ordinanza pantaloni-felpa - scarpe da ginnastica.
“L’abbigliamento unisex che occulta le differenze” precisa Thomas Guiheneuc, il promotore del progetto. In questa vecchia scuola di inizio secolo si discute molto di quanto lungo debba essere l’orlo, che calze o scarpe indossare, se occorra esibire anche una profonda scollatura. Tutti insieme, maschi e femmine. Non si tratta di amene chiacchiere fra adolescenti, ma di educazione civica. Le discussioni si svolgono in classe nel normale orario di lezione, mettendo a confronto ragazze e ragazzi, e con la partecipazione dei professori che portano materiali didattici per orientare meglio il dibattito. “La gonna è un elemento che scardina il gruppo e fa uscire allo scoperto le discriminazioni”.
Il moto spontaneo di quattro anni fa si è velocemente esteso ad altre scuole - oggi sono una trentina, con oltre ottomila giovani coinvolti - e dopo l’estate conquisterà altre regioni. Il gioco-provocazione dell’associazione bretone ha fatto proseliti in una prigione femminile e in due agenzie di collocamento di Rennes.
A celebrare le giovani neofemministe con la gonna quest’anno è arrivato anche un film, “La Journée de la Jupe”, con Isabelle Adjani nei panni di un’insegnante di banlieue che prende in ostaggio i suoi alunni e chiede come riscatto al governo una giornata della gonna, affinché le ragazze “non vengano trattate come puttane quando la indossano”. “Nei licei di banlieue - ha raccontato l’attrice - i pantaloni sono usati dalle ragazze come un’armatura, come un velo per coprirsi”. Nel paese che ha sdoganato i calzoni al femminile, grazie alla stilista Coco Chanel, la gonna è diventata invece un tabù tra molte giovani.
Pare impossibile, ma è così. “Portarla può apparire un gesto insignificante. E’ invece un potente rivelatore dei rapporti sociali tra maschi e femmine, e tra le stesse femmine” spiega il sociologo Philippe Liotard, venuto da Lione apposta per studiare il “caso” del liceo di Rennes.
Quando Guiheneuc parlò in classe dello stupro di Vitré, si rese conto che tra gli alunni c’era chi cercava giustificazioni ignobili, “ah, ma aveva la gonna, era una pétasse”. “Senza scardinare questi pregiudizi non si potrà mai affrontare pienamente il tema della violenza nelle scuole” spiega il giovane psicologo. In classe mostra l’immagine di un giovane circondato da tre ragazze. “E se fosse il contrario, cosa pensereste?” chiede.
“Se è un maschio, è un figo. Se è una femmina, è una prostituta” risponde Lisa che al tema ha dedicato una sua poesia che comincia così: “Tollerare non è complicato, smettiamo questi fottuti pregiudizi”.
Donne non si nasce, si diventa, sosteneva Simone de Beauvoir. L’infermiera del liceo di Rennes, Béatrice Moreau, ha visto molte ragazze subire quelle che definisce “violenze consensuali”.
“Vorrebbero dire di no, ma non ne hanno il coraggio”. Nella banlieue parigina è nata qualche anno fa l’associazione “Ni putes, ni soumises”, che voleva appunto combattere una dicotomia per certi versi eterna: o prostitute o sottomesse. “L’obiettivo è rompere l’omertà, riuscire a far parlare la ‘maggioranza silenziosa’” spiega Thomas Guiheneuc. Ecco dunque perché la gonna, che potrebbe essere anche una scarpa con i tacchi, una scollatura o il rossetto. “Spesso i maschi sono sollevati nel vedere le ragazze “al femminile”. Il modello del maschio ultra-virile è pesante anche per loro”. In questo angolo di Bretagna sono convinti che “l’orgoglio della gonna” potrebbe essere replicato anche tra gli adulti. “Un uomo deve farsi rispettare - conclude Guiheneuc - ma una donna deve innanzitutto imparare a rispettare se stessa. Purtroppo questo non è ancora così scontato”. Ma donne, prima o poi, si diventa.
fonte: La Repubblica - repubblica.it

venerdì 17 aprile 2009

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Buon blog a tutti

staffetta contro la violenza sulle donne - di Paola Lanzon

La UISP FAENZA IMOLA HA ADERITO E PARTECIPERà ALLA STAFFETTA CONTRO LA VIOLENZA ALLE DONNE ORGANIZZATA DALL'UDI.
cOME SAPRETE LA uisp DA ANNI SI OCCUPA E APPROFONDISCE I TEMI DEI DIRITTI DELLE DONNE E DELLA VIOLENZA.
QUESTA INIZIATIVA DELL'UDI HA SUBITO TROVATO LA DISPONIBILITà CONVINTA DELLA UISP CHE FARA', QUINDI, IL POSSIBILE PER ORGANIZZARLA AL MEGLIO E PER PROMUOVERLA TRA I PROPRI SOCI.
INVITIAMO TUTTI, UOMINI E DONNE, A PARTECIPARE. lA VIOLENZA è SEMPRE UN PROBLEMA GRAVE E LA VIOLENZA ALLE DONNE, SOPRATTUTO IN AMBIENTE DOMESTICO, è UN FENOMENO INSOPPORTABILE ANCORA VIVO NELLE NOSTRE CASE E NELLE NOSTRE CITTA'.
ESSERE PRESENTI AD UNA INIZIATIVA DI QUESTO TIPO NON RISOLVE CERTO IL PROBLEMA, MA è INSIEME TESTIMONIANZA E DENUNCIA DI UNA REALTA' CHE A VOLTE FACCIAMO FATICA A RICONOSCERE PERCHE'LA VIOLENZA SULLE DONNE, SOPRATTUTTO IN FAMIGLIA, VIENE VISSUTA ANCORA COME UN PROBLEMA PRIVATO.
NOI PENSIAMO CHE NON DEBBA ESSERE COSI'.
lA VIOLENZA VA SEMPRE COMBATTUTA E DENUNCIATA.
VI ASPETTIAMO, QUINDI, ARMATI SOLO DI BICICLETTA, SABATO 2 MAGGIO ALLE ORE 14,30 IN VIA......
PAOLA LANZON